ABSTRACT

 

Comandi, Vècio parlar de sinistra Piave, De Bastiani Editore, 2016, pp. 202

Anche le parole un giorno se ne andranno all'Aldilà. Chi le ha ascoltate, imparate, scambiate e conservate per quanto è lunga la vita non le perderà mai. Con questa frase comincia il libro che avete in mano. Che non è solo un elenco di termini ormai tramontati, ma propone tanti puntelli di memoria utili per far riaffiorare alla mente quel mondo che, più o meno cinquant'anni fa, era parte essenziale della quotidianità nei nostri paesi in riva sinistra della Piave. Così si parlava in casa, tra le bancarelle del mercato, sui campi di gioco e nelle riunioni festose. Talvolta, questa lingua tronca, erede di storie secolari condivise nelle generazioni, conosce-va accenti differenti, e sfumature di diversità che facevano subito riconoscere l'interlocutore secondo la sua provenienza e lo status sociale. Ne è venuto un lungo elenco ragionato di parole ormai da tempo uscite dall'uso, suddivise in capitoli che vanno da A come Angìn e Angina, fino a V come Voltèjo, escludendo le iniziali estranee come la Z, l'H e la Q, che invece si sdoppiando in S e X necessarie per la pronuncia della Esse dura e dolce. Sono passate stagioni su stagioni, il vècio parlàr ha conosciuto mutamenti che hanno dell'incredibile. Tanti uomini e donne hanno scordato parole antiche e appreso termini, forèsti. In qualche caso introdotti per pura vanità. Forse queste voci arcaiche sapranno ancora emozionare e far sorridere, almeno si spera.

 
 

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