ABSTRACT

 

La festa delle vigne,Editrice Santi Quaranta, 2003, pp. 209
il vino: storia, riti, poesia

Il vino viene dall’uva, ma per essere buono ha bisogno di una manipolazione sapiente e di un lavoro amoroso e tenace che esalti gli umori peculiari della terra. Il vino però è anche festa, premio alla fatica dell’uomo. Il “profumato liquore” si rivela come un “limpido bene culturale”, un amabile e non qualificabile “minus valore”, cui contribuiscono apporti visibili e invisibili.

Ulderico Bernardi, nella sua lingua colta e insieme briosa, attraversata spesso dalla poesia, struttura un opera originale che si incarna visivamente; che pensa secondo lo sguardo dell’antropologo; che discende a recuperare riti ancestrali, proverbi e modi di dire popolareschi, e anche un po’ di storia. L’elogio del buon vino non è a senso unico; riconosce, invece, i pericoli della “cara bevanda”, le sofisticazioni, gli eccessi, i misfatti.

Lo scrittore trevigiano, in una sintesi equilibrata fra tradizione e mutamento innovativo, argomenta appoggiandosi ai Padri della Chiesa, ai grandi filosofi, a poeti come Noventa e Barbarani, agli scrittori agricoli sapienzali degli ultimi secoli della repubblica Veneta, E, alla fine, incorona la sua opera con una poderosa, variegata “Cantinetta letteraria”.

La festa delle vigne sa cogliere il sentimento gioioso della vendemmia, il senso profondo della festa popolare, la coralità atavica che crea comunità e armonia di rapporti umani in una sorta di suggestiva e terragna sinfonia musicale. Ed è anche una magnifica celebrazione di grandi vini che primeggiano nelle terre del Piave, Friuli, e Istria e che hanno nomi di creatura: Prosecco, Raboso, Picolit, Terrano-Refosco e Malvasia; naturalmente non trascura le grappe, dentro una cornice di solare umanesimo.

 

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