ABSTRACT

 

Abecedario dei Villani, diAdamo, 2001, pp 493

Questo libro, edito per la prima volta nel 1981, Ŕ diventato ormai un classico sulla cultura popolare veneta. Adamo Lovat lo volle riproposto nel 1991, e ora, nel suo ricordo, conosce una terza ristampa. Come si chiarirÓ nella premessa, ci sono valide ragioni per riflettere, oggi, su quel mondo di vent'anni fa. Parola dietro parola l'abecedario mostra come, di lÓ dall'apparente semplicitÓ l'umile alfabeto dei villani lasci intravedere la millenaria pianta che continua a dar frutto di comunitÓ urbane. Ogni voce, nei capitoli che si succedono da A come Atia fino a V come Venèssia, richiama alla necessitÓ di valutare le azioni quotidiane in rapporto alle prime radici del vivere. Mentre ammonisce che lo sradicamento isterilisce gli attori, come "alberi d'autunno senza frutti due volte morti". Nessuna crescita avviene sacrificando l'equilibrio fra ragioni del divenire a ragioni dell'avvenuto. Le ragioni dei morti vanno saldate a quelle dei vivi, nell'indispensabile continuitÓ dell'esistere. Un'illusoria contabilitÓ destina alla fornace le culture tradizionali, prime fra queste le conoscenze accumulate nei secoli dalle comunitÓ locali pi¨ a lungo marchiate con lo stigma del villano. Questa ricerca dÓ invece conto del patrimonio di metafore, simboli, sapienza materiale e non, che uno straordinario universo contadino ha messo da parte per generazioni. Una parola ritrovata, un cibo povero e fondo nella memoria, un grano di piccola sapienza materiale, una traccia cosmog˛nica, possono aprire porte che affacciano su altri paesaggi verso la conoscenza. Nel chiedersi se la cancellazione delle piccole culture non venga oscurando il firmamento che le comprende tutte, nella cultura universale dell'uomo. l'Abecedario dei Villani mostra, con pazienza e onesta ragione, che il passato non e mai definitivamente alle nostre spalle, mentre l'avvenire piano piano si fa storia al suo fianco.

 
 

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