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Il
lungo viaggio, Dalle terre venete alla selva brasiliana,
Editrice Santi Quaranta, 2007, pp. 192
Il Veneto e' stato annesso al Regno d'Italia nel
1866, ma il nuovo Stato non ha portato benessere, anzi ha inventato l'iniqua
tassa sul macinato.
Il lungo viaggio di Ulderico Bernardi indugia, all'inizio, sullo scontro
che avviene a Oderzo tra el Dega'n monsignor Carlo Nardi, e i contadini
che lo appoggiano, e il ceto "intelligente ed educato'' dei latifondisti
risorgimentali; ripercorre con originalita' l'emigrazione veneta degli
anni settanta dell'Ottocento: particolarmente da Piavon di Oderzo e dai
paesi tra Piave e Livenza.
Braccianti miserabili, artigiani impoveriti, ma anche piccoli proprietari
non privi di risorse che si fanno esuli in nome della loro religiosita'
aggredita e umiliata. L'Italia risorgimentale, intollerante e sfruttatrice,
disgusta il popolo delle campagne spingendo molte famiglie a lasciare
i loro campanili, per cercare soprattutto in Brasile dignita' e liberta'.
Spicca, fra tutte, la storia di Paolo Bortoluzzi e della sua famiglia
patriarcale, che contesta l'Italia di allora nel segno della tradizione
religiosa, e poi quella di Bortolo Belli, un socialista umanista, che
emigra contestando lo Stato italiano da posizioni laiche.
Il lungo viaggio e' raccontato con grande umanita' , e risulta avvincente
per la singolare poeticita' interna, per la felicita' dello stile narrativo
e per l'acutezza dell'indagine storica e sociologica.
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