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La
Piccola Città sul Fiume, Editrice
Santi Quaranta, 2002, pp. 180
Venezie e Friuli sono costellate di piccole città
sul fiume. Mondi vitali, dove cronaca e storia s'intrecciano ogni giorno
secondo modalità proprie al luogo. L'autore narra della sua realtà
natale, cogliendone riferimenti universali nei tipi umani, nei comportamenti
e negli eventi.
Lo scenario è quello degli anni Cinquanta del Novecento, visti
con gli occhi di un adolescente che impara a ballare, orecchia ogni possibile
informazione sui misteri del sesso, vive le inquietudini e i distacchi
dei diciott'anni, sul crinale di un'epoca che segnerà il passaggio
dalla comunità rurale - con le sue festose nozze contadine, il
suo dialetto sapido - a un'inedita società, che già s'intuisce
nel brusio del mondo.
Nelle pagine si susseguono personaggi bizzarri, ex emigranti, compagni
di gioventù, forestieri trapiantati, preti e militanti di partito.
Arrivano in città i profughi giuliani, con Monsignore, ultimo parroco
di Pola italiana. Mentre lo scontro politico si fa aspro. Sullo sfondo
incombe ancora la tragica memoria dei prigionieri di guerra in Russia.
La religiosità è intensa e diffusa. Sfilano le processioni
della Madonna Pellegrina; un militante piange la morte di Stalin, sfogliando
bollettini e riviste di partito.
Qualcuno, vecchio o giovane, turbato nel profondo, cede all'incertezza
e si dà la morte.
Il fiume rinnova la memoria delle generazioni, e i suoi argini erbosi
accolgono innamorati, passeggiatori, letture silenziose.
Nelle notti chiare, in un cielo non ancora offuscato dalle luminarie moderne,
spuntano, tra milioni di stelle, nuove lune meccaniche.
È l'inizio del nostro presente. |
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